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‘misure’ o ‘contromisure’? Ovvero: Giuseppi, sei così sicuro di quello che fai?

di Giovanni Acerboni. Foto di Gerd Altmann da Pixabay

In 24 parole: È una sfumatura la differenza di significato tra ‘misura’ e ‘contromisura’. Ma nella sfumatura c’è una notevole differenza del punto di vista politico.

‘Misura’ è parola con diversi significati a tutti ben noti.

Con il significato di ‘’provvedimento per ottenere uno scopo, per rimuovere un problema’ è tipico da molto tempo nelle leggi italiane.

Sintetizza le azioni che il legislatore stabilisce per contrastare un problema (es. la rapidità della giustizia), per dare un impulso (es. all’economia), insomma per rimuovere un ostacolo noto che ha cause ben riconoscibili (errori, mutamento di circostanze sociali, obsolescenza legislativa e così via), che sono quelle appunto dove si applica la misura.

Sotto Covid, ‘misura’ è rimasto nelle leggi (e in tutti i testi che ne derivano), però non molto appropriatamente.

Infatti, il Covid non c’era, non dipende da cause note o da un quid normativo su cui esercitare una misura.

Sarebbe dunque stato più appropriato ‘contromisura’, che significa un’azione o un provvedimento che ha lo scopo di reagire a un’altra azione, un’azione contraria, pericolosa, imprevista o imprevedibile, e cercare di adattarvisi per minimizzarne o neutralizzarne gli effetti.

Come si vede, dal punto di vista del significato ‘misura’ non è che sia poi così diverso da ‘contromisura’.

La gran differenza tra ‘misura’ e ‘contromisura’ non sta nel COSA ma nel COME.

Il COME rappresenta il tuo punto di vista su te stesso e sulle cose che dici (approfondimento).

Quindi, ciò che rappresenta chi sei, come imposti e sviluppi il ragionamento è il COME, non il COSA. Il COSA, cioè quello che dici, non è rivelatore della tua identità, casomai di quello che fai e vuoi fare, del tuo ruolo e della tua funzione.

Il COME di ‘misura’ e ‘contromisura’ è che:

  • ‘misura’ lascia intendere che sai quello che fai;
  • ‘contromisura’ lascia intendere che stai facendo del tuo meglio.

Da decenni, la lingua delle decisioni è sempre la stessa. Questa totale indifferenza per il COME può significare due cose molto diverse:

  1. che il COME vada benissimo perché rappresenta l’identità del decisore;
  2. che il COME sia sempre lo stesso perché il decisore non ne conosce la funzione o non sa come rappresentare la sua reale identità.

Qualche mese fa noi ci siamo occupati di misurare la lingua delle decisioni: un problema di COME ogni 36 parole (leggi l’articolo?).

Cioè:

  • per 35 parole il decisore si occupa del COSA;
  • alla 36esima parola il decisore si rappresenta in modo avulso dall’identità dei cittadini, rappresentata dalla nostra lingua comune.

I quali cittadini, infatti, hanno dovuto prendere delle belle contromisure per capire le misure: telefonate al call center della regione e del comune e dell’ASL, per non dire al consulente.

Le ironie e le polemiche sull’Autodichiarazione, per esempio, provano che è esattamente il COME e non il COSA ciò che conta per i cittadini, dal momento che sul COSA ci rivediamo, come è ovvio, alle prossime elezioni.

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L’editor che rilegge al tuo posto, trova frasi e parole da semplificare e spiega come (www.writexp.com)

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